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27 Ottobre 2005
GIULIO TREMONTI: Rischi Fatali
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DAL CONTENUTO DEL TESTO
1989: cade il muro di Berlino. 1994: nasce la
World Trade Organization. Il mondo accelera
la sua corsa: è la globalizzazione.
Per la storia le date contano, e altre ancora ce ne sono
di fondamentali. Il settembre 2001: la reazione violenta
del fondamentalismo arabo. 11 dicembre 2001: la Cina entra
nel WTO. Dopo il muro di Berlino cade il muro di Pechino.
Il mondo non è e non sarà più come
prima. L'ingegneria genetica della politica ha infatti
tratto dai due cadaveri eccellenti del comunismo e del
liberalismo un nuovo Frankenstein: il mercatismo.
Mercato unico, pensiero unico, uomo a taglia unica, errore
unico. Perché la vita non si riduce al grafico
del prodotto interno lordo. La felicità non s'incorpora
nella concorrenza. S'infrangono i vetri della serra che
per mezzo secolo ha protetto il giardino Europa. Non
è l'Europa che è entrata nella globalizzazione,
è la globalizzazione che è entrata in Europa.
Cogliendola impreparata. A differenza dei popoli che avvertono
il pericolo e votano 'contro', i giardinieri dell'Europa
politica hanno invece continuato imperterriti come se
niente fosse successo. È così che, per la
prima volta nella sua storia, l'Unione europea esce dallo
spirito del tempo. Disegnata su un passato che non c'è
più, proiettata verso un futuro diverso, stordita
dall'illusione stupefacente del suo vecchio benessere,
miopemente affetta da buonismo suicida, la politica europea
non s'avvede che un fantasma sta arrivando e, anzi, già
s'aggira alla sua periferia: il fantasma della povertà.
Tutto irrimediabilmente perso, allora? Senza ansie millenariste,
ma con visione chiara frutto di una straordinaria esperienza
internazionale, Giulio Tremonti prospetta
una prima ipotesi di riscossa europea, individua
i campi in cui l'intervento è ancora possibile
e può essere efficace. Se sarà radicale.
Per avere un futuro, dobbiamo infatti rinunciare a un
pezzo del nostro passato. Ma occorre far presto.
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LA RASSEGNA STAMPA DI QUESTO EVENTO
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